La battaglia per la casa

Dai nuovi televisori sempre connessi ai dashbutton a decine di altri device: la battaglia per posizionarsi all'interno delle abitazioni è sempre più vivace, ne parliamo con l'ideatore di Laqy e con Isabella Fumagalli AD di BNP Paribas Cardif

Laqy è un dispositivo che monitora le principali sostanza inquinanti presenti nell’aria di casa e dà una serie di consigli per ottimizzare gli stili di vita e i comportamenti all’interno delle abitazioni. Device interessante perché posizionandosi all’interno delle case raccoglie informazioni sui comportamenti molto utili non solo nell’immediato, ma anche in prospettiva quando potrebbe essere in grado di fornire facilmente molti altri servizi.
Che l’idea sia strategica lo confermano le importanti imprese che su Laqy stanno investendo,tra gli altri TIM e BNP Paribas Cardif che l’ha premiato, all’interno di Openf@b come una delle migliori start up in ambito IoT.
Per approfondire il tema e capire la politica sulle start up e sull’IoT di BNP Paribas Cardif abbiamo intervistato l’AD Isabella Fumagalli.
1) Cosa rappresenta l’internet di tutte le cose per una compagnia assicurativa?

L’avvento dell’Internet of Things ha dato alle compagnie assicurative l’opportunità di incrementare i punti di contatto e interazione con i propri clienti durante l’intero customer journey e non solo ex-post, attraverso l’integrazione della pura copertura del rischio con servizi innovativi a valore aggiunto che arricchiscono ed estendono l’esperienza di fruizione del prodotto assicurativo. L’integrazione dei servizi consente anche di ridurre la frequenza di accadimento e l’incidenza dei sinistri grazie a un utilizzo preventivo delle informazioni raccolte dagli oggetti connessi e veicolate direttamente al cliente finale, sia tramite tecnologia mobile sia dal servizio di assistenza. In pratica il tradizionale ruolo del prodotto assicurativo inteso come risarcimento si è trasformato in una nuova funzione preventiva abilitata dalla tecnologia. Le informazioni ottenute consentono, infine, all’assicuratore di approfondire e affinare costantemente la conoscenza dei propri clienti. Ecco perché in BNP Paribas Cardif, dopo aver iniziato per primi un percorso sul tema Internet of Things lanciando a ottobre 2013 un prodotto assicurativo con tecnologia integrata – Habit@t – stiamo esplorando altre soluzioni in questo senso attraverso la collaborazione con startup e innovatori. È proprio sul tema dell’Internet of Things che abbiamo, infatti, basato la seconda edizione di Openf@b, la Call4Ideas permanente dedicata a startup, studenti e piccole imprese, finalizzata a premiare e sostenere i progetti digitali più innovativi in ambito assicurativo.

2) È partita la sfida per entrare nelle case, dai dash button a centraline domotiche in grado di controllare parte della casa e di diventarne una sorta di scatola nera. Voi su quali touch point puntate e come credete si possa sviluppare il mercato assicurativo in questo senso?

La nostra esperienza in questo ambito è iniziata con il lancio della piattaforma SmartHome Insurance Habit@t che è ormai già stata acquistata da diverse migliaia di clienti. Questo prodotto innovativo telematico, abbinato alle coperture assicurative di eventi come incendio e allagamento, ha permesso di ridurre notevolmente l’incidenza dei sinistri grazie a un ecosistema che mette insieme la tecnologia dei sensori installati nelle abitazioni dei clienti, e dell’APP mobile che ne veicola le segnalazioni, con la supervisione “umana” degli operatori della centrale di assistenza. In co-creazione con i nostri clienti esperti, stiamo lavorando sull’evoluzione di questo ecosistema, attraverso una versione 2.0 del prodotto, con l’obiettivo di estenderne il perimetro e coprire altre esigenze di protezione e assistenza legate alla casa ed alle persone che vi abitano.

3) Wearable, in questo caso siamo di fronte a delle scatole nere che trasmettono informazioni sulle persone h24, come pensate di gestire la mole di informazioni da cui sarete investiti?

Il tema è molto caldo e tutti i principali player assicurativi stanno studiando soluzioni innovative da portare sul mercato. Noi stiamo lavorando in questo ambito con una grande attenzione al trattamento dei dati sia per quanto riguarda gli aspetti tecnologici e di privacy sia per capirne meglio l’utilità nella valutazione del rischio. L’obiettivo è di utilizzare i dispositivi wearable, con il supporto di strumenti di monitoraggio remoti e di servizi correlati, per creare anche in questo caso un ecosistema ad alto valore aggiunto per il cliente. Ad esempio, una piattaforma aperta in grado di ricevere e analizzare i dati relativi ai comportamenti, potrebbe aprire nella salute dei nuovi ambiti che fino a oggi non erano tariffabili. Se una persona cardiopatica era considerata dalle compagnie un cliente a elevato rischio, in futuro, grazie ad un wearable che monitora lo stile di vita sano e la cura regolare, lo stesso cliente potrà più facilmente avere accesso a polizze che fino a poco a tempo gli sarebbero state negate.

4) Auto senza pilota, immagino che una compagnia assicuratrice guardi con interesse anche il mercato dell’automotive, come vi ponete nei confronti di questo nuovo paradigma tecnologico? State già pensando a delle nuove formule per gestire la trasformazione che comporterà il passaggio da possesso a sharing?

In Italia non gestiamo direttamente il prodotto auto ma viste le logiche di sharing su cui si basano ormai anche altri mercati, stiamo lavorando su concept di prodotto che hanno sempre un maggiore focus sulla necessità di condividere anche il rischio tra diversi attori e, grazie all’esperienza con le startup incontrate nel Cardif Open F@B, stiamo monitorando servizi specifici che ci permetteranno di poter offrire le nostre soluzioni in tal senso.

5) Nuovi modelli di business stravolgono il normale concetto di polizza assicurativa: gnammo, Air b&b, Uber, ecc…  riallacciandomi e specificando la domanda precedente, come pensate di gestire le esigenze di nuovi possibili clienti o come seguite l’evoluzione di questi nuovi mercati?

Per poter essere in grado di gestire questi nuovi modelli di business dobbiamo innanzitutto pensare al rapporto con il cliente come se fossimo una compagnia digitale. Dobbiamo poi imparare a ragionare non come un assicuratore tradizionale ma entrare nelle logiche di altri mercati. Per questo ci siamo strutturati sfruttando i diversi mestieri presenti nel Gruppo BNP Paribas e instaurando collaborazioni trasversali con partner di altre industry. L’obiettivo è quello di sviluppare prodotti assicurativi che possano essere integrati completamente nelle catene del valore e nella esperienza cliente propria di questi nuovi modelli di business. Abbiamo anche un laboratorio interno di ricerca e sviluppo che insieme a startup, influencer e clienti sta sperimentando la realizzazione di idee innovative che, seppur nate in altri contesti o mercati, possono avere un’applicazione in ambito assicurativo.

 


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