Blockchain, la sicurezza usando i bitcoin

La startup Uniquid utilizza il sistema Blockchain per permettere agli oggetti di riconoscersi reciprocamente senza la supervisione di un server remoto. Alla base l'enorme mole di calcoli della rete di minatori.

Ridurre il sistema blockchain al solo pagamento in bitcoin è un po’ come dire che internet è soltanto email, un concetto forse valido nei primi giorni della rete, non certo oggi. Inutile aggiungere che la rete oggi è infinitamente più complessa di un semplice strumento di comunicazione via mail, esattamente come blockchain rappresenta un sistema molto più articolato della “sola” criptovaluta.
Ed è proprio su questo universo che lavora Stefano Pepe, fondatore di Uniquid, una startup che declina il sistema blockchain in ambito industry4.0 e in particolare sulle modalità di gestione, in sicurezza, dell’identità di miliardi di oggetti che presto saranno connessi e messi in relazione tra loro. Un servizio distribuito basato su blockchain che permette di avere una piccola porzione di intelligenza su ogni oggetto connesso, per fare in modo che interagiscano tra loro, riconoscendosi direttamente, senza la necessità di essere accreditati da un’autorità centrale e remota, generalmente composta da server incaricati di gestire dall’alto tutte le relazioni del sistema.
In pratica dall’importante mole di calcoli prodotti dai minatori (così si chiamano i calcolatori impegnati nella scrittura dei dati sulla blockchain) sono estratti dei codici, una sorta di numeri identificativi unici, che una volta attribuiti a un oggetto lo qualificano in modo univoco e contemporaneamente danno la possibilità agli altri oggetti accreditati di riconoscerlo in quanto tale.
Un processo di identificazione teoricamente molto sicuro, grazie alle tecnologie di firma già collaudate anche in ambito bancario e dal momento che la rete mondiale di calcolatori che lavora su Bitcoin (oggi la più grande blockchain esistente) svolge una mole tale di calcoli da essere irriproducibile da qualsiasi singolo hacker o rete di hacker. Un settore ancora molto nuovo, ancora in uno stato primordiale da sviluppare e conoscere nella sua complessità.

Qui, l’intervista a Davide Costa di Food Chain, un’applicazione della blockchain in ambito agroalimentare.

Dato l’interesse per il tema, come IoEtv nei prossimi mesi organizzeremo una serie di webinar su bitcoin e blockchain, tra gli interlocutori ci saranno Stefano Pepe e Davide Costa, se avete delle domande potete mandarle a: info@ioetv.it

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