Internet delle cose: istruzioni per l’uso

Cos'è, come funziona e come sta cambiando noi e la nostre vite l'internet di tutte le cose. Dagli IoEtalks di Roma Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell'informazione a Oxford

Da Casablanca a Apocalipse Now, da Aristotele ai Lego, Luciano Floridi professore a Oxford di filosofia ed etica dell’informazione, utilizza la cultura pop per spiegare cosa sia l’Internet delle cose e quanto stia effettivamente cambiando nella nostra società.

Nella nuova era in cui viviamo, definita dallo stesso Floridi Infosfera, l’uomo può interagire con le cose e scegliere quali informazioni ricevere e quali utilizzare. L’esempio principe è quello del bambino che, costruita una casetta di Lego, può riportarla nel villaggio che ha rappresentato sul suo tablet, inserendola in un contesto del tutto diverso da quello del suo tavolino sul quale lui l’ha costruita.

Tutto si mischia nella vita, che diventa on-life, con un mutamento di prospettiva del tutto significativo. E se come sottolinea, giustamente Floridi, siamo solo alla prefazione dell’enorme libro che l’umanità sta per costruire, è già bene prepararsi alla costruzione di fondamenta solide.

Oggi produciamo una quantità di dati enormi e ne usiamo solo l’1%, forse meno, proprio per questo, visto che i dati prodotti aumenteranno a dismisura, saranno necessari enormi investimenti per comprenderli, gestirli e sfruttarli efficacemente.

L’esempio concreto, che colpisce, è quello sui sistemi di eHealth: tra poco il diabete sarà la settima causa di morte nel mondo, proprio per questo si sono create delle app per iPhone e Android in grado di gestire i propri dati sul diabete. Grazie a questi dispositivi che gestiscono un enorme mole di informazioni, e che posso integrare con le mie personali, sarà possibile monitorare momento per momento il proprio stato e gestire meglio, per esempio, la propria alimentazione.

È solo un esempio che però serve a dimostrare quante competenze diverse si debbano riunire per gestire materie così complesse, quali investimenti servano per inventare nuovi dispositivi in grado di coniugare interpretazione e gestione dei dati su temi così sensibili e come tutto questo, sostiene Floridi, possa essere realizzato con la creazione di ecosistemi di imprese pronte a collaborare e a mettersi in gioco.

Altri temi toccati velocemente, che necessiterebbero di importanti approfondimenti sono i concetti di Data philantropy (cos’è, e a che punto siamo secondo l’ONU) le ripercussioni e le ricadute etiche, sociali e politiche delle nuove tecnologie e soprattutto la necessità, espressa da Floridi, in un’altra conferenza, di rivedere in sostanza il Contratto Sociale alla luce dei cambiamenti in atto.

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