Italia digitale, il futuro è oggi

Mobile, cloud, social e analytics, le quattro parole d'ordine per l'economia italiana. Ne parla, agli IoEtalks di Roma, Carmine Stragapede, direttore generale di Intel Italia

L’Italia digitale non può essere il futuro, l’Italia digitale deve essere il nostro presente. Si potrebbe riassumere così, parafrasandolo, l’intervento di Carmine Stragapede – direttore generale di Intel Italia – che, partendo dalla bolla di internet del 1999, ha sottolineato come le progressive piccole innovazioni connesse alla diffusione di internet abbiano innestato un processo di trasformazione che sta rapidamente cambiando i nostri stili di vita.
Non solo quelli però, anche la società nel suo complesso, soprattutto attraverso l’economia. Dal 1999 sono infatti cambiati in maniera straordinaria i modelli di business e, per quanto grandi fossero, le aziende che non sono riuscite ad intercettare la “Grande trasformazione”, sono finite fuori mercato, o lo finiranno presto. Lo stereotipo del mutamento è rappresentato da Liquidspace, Airb&b o Uber aziende che, sostanzialmente senza asset materiali, hanno raggiunto capitalizzazioni enormi, ma soprattutto hanno cambiato la nostra mentalità. Si è passati dall’era del possesso a quella dello sharing senza quasi accorgersene. Per questo, continua il suo ragionamento Stragapede, l’Italia ha delle carte importanti da giocare, perché il bello della rivoluzione digitale è che è alla portata di tutti, ed ha barriere all’ingresso eccezionalmente basse dal momento che i servizi cloud possono portare tecnologie senza immobilizzazioni, mentre gli infiniti device consentono di raggiungere secondo diversi touch point il pubblico in maniera trasversale. Il Paese poi è pronto, basti pensare al commercio online in Italia: 24 miliardi nel 2014, di questi, meno del 5% è stato intercettato da compagnie italiane. Da qui l’esigenza di colmare un gap, di comprendere, da parte delle imprese italiane, la necessità di dotarsi di una strategia digital che comprenda, per esempio, la capacità di gestire i social e di saper leggere, comprendere e analizzare l’enorme mole di dati che si troveranno a dover organizzare. Il digitale è ancora poco diffuso, soprattutto tra le PMI che non hanno ancora compreso le potenzialità in termina di apertura dei mercati e di competitività che potrebbero acquisire trasformando la nuova Italia Digitale in una piattaforma strategica mondiale (lo ricorda la sua forma e la collocazione all’interno del Mediterraneo) non solo per il manifatturiero, ma, per esempio, anche per il settore turistico e agroalimentare.

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