Ricerche online, hard o soft power?

I motori di ricerca, e Google in particolare, sono in grado di indirizzare le scelte dei consumatori. Lo dimostra il fatto che il 50% dei click si abbia sui primi 2 link e il 90% tra i primi 10

Google gestisce ogni singolo giorno miliardi di richieste e di ricerche. In particolare ogni istante milioni di persone interrogano Google mentre stanno facendo altro. Questo perché la diffusione del mobile e dei device ha moltiplicato i touch point, le occasioni di acquisto e ridotto i tempi di decisione. Per questo la sfida per chi vende è quella di riuscire a interagire, di colpire, di entrare in contatto con gli utenti proprio in quei momenti che sono certamente sempre più numerosi, ma sempre più brevi e “non esclusivi”, da dividersi con altre attività. Questa è una faccia della medaglia, l’altro aspetto intrecciato a questa modalità di utilizzo che potremmo definire spot riguarda il come utilizziamo lo strumento. Alcune ricerche hanno dimostrato come il 50% dei nostri click vada sui primi due link selezionati da Google, mentre addirittura il 90% vada sui primi 10.

La necessità di essere al posto giusto al momento giusto e le modalità di utilizzo dei device spingono le aziende a investire enormi risorse per apparire nei primi posti delle ricerche, pagando o cercando di ingannare gli algoritmi di Google. Nel testo linkato, lo psicologo Robert Epstein arriva a considerare l’impatto di queste modalità di utilizzo della tecnologia una sorta di controllo mentale in grado, in alcuni paesi, laddove per esempio Google gestisce il 90% delle ricerche, di influenzare il risultato delle elezioni.

Dell’importanza delle ricerche online per i retailer ha parlato al retail world congress di Roma, Jonathan Alferness VP of Shopping Products in Google.

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