Scienza, tecnologie e intelligenze per territori Smart

L'intervento di Flavia Marzano agli IoEtalks di Roma chiarisce come la costruzione di territori intelligenti passi attraverso il coinvolgimento dei cittadini, l'apertura di imprese e università e il continuo aggiornamento della pubblica amministrazione

Dopo la trascinante dichiarazione di amore per l’Italia, patria della bellezza, di Maurizio di Robilant, Flavia Marzano, Presidente dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione, rilancia la sfida al sistema Paese. Una sfida legata alla promozione e all’uso delle discipline STEM (scienza, tecnologie, ingegneria e matematica) la cui diffusione è indispensabile per trasformare il nostro Paese in un insieme di territori Smart.
Non marginale, la dichiarazione della stessa Marzano che, nel post IoEtalks, sottolineava al Corriere Innovazione come: «Entro il mese di novembre il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione Marianna Madia dovrebbe annunciare l’adesione dell’Italia al FOIA (Freedom of information act). Così finalmente anche il nostro Paese, come il resto d’Europa, potrà dotarsi di questo importante documento»
In ogni caso, a prescindere dai desiderata non realizzati, l’adozione delle discipline STEM, unite ad una intelligente e trasparente gestione dei dati sono fondamentali per capire e conoscere la realtà che ci circonda e per evitare di incorrere in errori banali.
Spiega il concetto Flavia Marzano introducendo degli esempi concreti, i farmaci spesso sono testati su militari, maschi giovani, pochi lo sanno, ma questo equivale a scegliere un target che non rispecchia, per esempio, le necessità di una donna di 50 anni di media corporatura. Altro esempio è quello del sintomo dell’infarto, comunemente associato al dolore al braccio sinistro, vero, però, soltanto per i maschi, dal momento che le donne, invece, sentono altri sintomi: nausea e mal di pancia.
Sono esempi volutamente provocatori e legati a materie di genere, proprio per sottolineare come tutti i cittadini debbano essere coinvolti e come all’interno dello stesso digital divide ci siano delle fasce di popolazioni più deboli e meno considerate dalle politiche di inclusione.
Il lavoro da svolgere, continua Flavia Marzano, è molto e deve partire dalle scuole e quindi dagli insegnanti, deve abbattere i pregiudizi, che vedono le materie scientifiche come esclusivamente tecniche e poco “culturali”, deve coinvolgere le Università come motore di sviluppo aperto e permeabile alle tensioni provenienti dai territori. Imprese e amministrazioni pubbliche devono aprirsi tra loro e ai cittadini, devono collaborare e costruire partecipazione devono coinvolgere e lasciarsi coinvolgere in modo da diventare elementi proattivi.

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